Paese che vai

Svizzera: turisti diventano contadini per un giorno

In Svizzera insieme ai contadini e ai pescatori per una vacanza immersa nella natura alla scoperta delle tradizioni delle Alpi. Si dorme in fattorie e baite di montagna e si vive con i ritmi di una volta

Macinare la farina nei mulini del Ticino, guidare un battello a vapore sul lago di Ginevra, preparare il pane di segale con i fornai del Vallese. In Svizzera i turisti possono partecipare alla vita contadina e sperimentare un’immersione nella natura . “La natura ti rivuole” è infatti la nuova iniziativa rivolta a visitatori che alla scoperta di un paese vogliono andare immergendosi nelle tradizioni. A Gruyères si potrà così preparare il celebre formaggio “con i buchi” insieme alla famiglia Murith, che aprirà ai turisti la fattoria ai piedi del Moleson. Nella valle Orsenone si potrà macinare il mais come ai vecchi tempi per ricavarne quella farina che fino al dopoguerra era l’alimento base dei contadini delle Alpi. A Zinal si potrà impastare il pane di segale e nella Val de Travers si potrà raccogliere l’assenzio utilizzato per produrre il celebre e trasgressivo liquore preferito dai Poeti Maledetti di fine Ottocento. A Binn i più avventurosi potranno trasformarsi in cercatori d’oro. Non del vero metallo nobile ma della pirite, egualmente brillante. Meno preziosa, in passato spesso veniva contrabbandata per oro puro. Chi alla montagna preferisce il lago, a Costanza potrà salpare per una giornata con i pescatori. A Lucerna potrà imparare a guidare una canoa e mettersi al timone di un battello. Oppure divenire geologo per un giorno scoprendo le tante grotte ricche di stalattiti nascoste nel ventre delle Alpi e l’affascinante deserto di rocce sullo Schrattenfluh.
“Le analisi hanno dimostrato che la Svizzera è apprezzata in particolare per la natura, la tranquillità e l’atmosfera genuina”, spiega Piccarda Frulli, vicedirettore di Svizzera Turismo. “I visitatori che scelgono le destinazioni rurali hanno un’età compresa tra i 36 e i 60 anni, si fermano almeno otto giorni e vogliono ritrovarsi nella natura sia attraverso escursioni che scoprendo le tradizioni delle popolazioni locali”. Ma chi sono questi visitatori? Svizzeri, tedeschi, olandesi, belgi e tantissimi italiani che in estate fuggono dalle città, dal traffico e dal rumore. E sono disposti a dormire nei rifugi di montagna, nelle fattorie e nelle vecchie dimore padronali. Sono più di 250 sono soltanto le baite che possono essere affittate in Ticino, Grigioni, Vallese e Oberland Bernese. Base di partenza a caccia di paesaggi incontaminati e singolari, come le antiche torbiere e i prati secchi, e per interminabili safari fotografici. Sono salite a 19 le aree protette della Confederazione elvetica che hanno ottenuto il riconoscimento di “parco” dall’Ufficio federale dell’ambiente. Soltanto nel Parco nazionale svizzero vengono organizzati cento percorsi guidati al giorno. E per andare incontro al nuovo turismo “verde” lungo i 1.600 chilometri dell’itinerario del Grand Tour, che tocca 22 laghi 12 siti Unesco, cinque passi alpini e 45 attrazioni storiche e paesaggistiche, sono state installate 300 stazioni di ricarica per le auto elettriche così da evitare l’inquinamento atmosferico. Anche perché in alcune vallate e cittadine, e Zermatt ne è un esempio, è vietato l’ingresso ai mezzi di trasporto con motore a scoppio. Inutile sottolineare che ogni anno vengono creati nuovi percorsi per i ciclisti e i mountain-bikers. Uno degli ultimi nati è quello di Locarno, che si snoda lungo il lago Maggiore, la Val di Resa e s’inerpica sul Monte Brè.

Ale. Zav.

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