Il paese delle nevi

A Saint Moritz il turismo invernale è nato per scommessa

Nel 1864 la sfida tra l’albergatore svizzero  Johannes Badrutt e un gruppo di turisti inglesi

di Alessandra Zavatta 

Il turismo invernale è nato a Saint Moritz per scommessa. La scommessa tra l’’’albergatore svizzero Johannes Badrutt e un gruppo di eccentrici inglesi appassionati di montagna. Quando nel 1864 propose agli ospiti del proprio hotel, il Kulm, di trascorrere l’’inverno qui, nel cuore delle Alpi, per riposare e abbronzarsi. Se non fossero rimasti soddisfatti non avrebbero dovuto pagar nulla. I britannici accettarono. Rimasero entusiasti del soggiorno. Saldarono il conto e tornarono l’’inverno successivo aprendo la strada al turismo di montagna. Quello dove sport e natura la fanno da padroni. Sci e trekking ma anche rilassanti passeggiate tra i boschi e rigeneranti immersioni nelle piscine di acqua termale. Così come elettrizzanti discese sulla neve fresca con bob e skeleton, lo slittino delle Alpi.

Del resto Saint Moritz, cuore dell’Engadina, è la culla del bob e dello skeleton. Furono proprio gli ospiti inglesi a incentivare tali sport fondando il Bobsleigh Club, tutt’ora esistente e più antico club di bob al mondo. E, sempre con i turisti d’’Oltremanica, arrivò il polo, che nella città dedicata al legionario romano Maurizio, il “santo” che si rifiutò di uccidere i vinti elvetici, si gioca sul lago ghiacciato. L’’appuntamento per la Polo World Cup on Snow è a gennaio.

Per chi allo sport preferisce il relax c’’è il Gourmet Festival. Elegante, mondana, godereccia, romantica: Saint Moritz è per gli italiani simbolo del turismo invernale. E il turismo invernale è divenuto “bandiera” della Svizzera, otto milioni di abitanti e quattro lingue ufficiali (tedesco, francese, italiano, romancio), decine di stazioni sciistiche e 120 ghiacciai, undici Patrimonio dell’’Unesco.

Alla modaiola Engadina si contrappone il Valkese, posto ideale dove riprendere confidenza con la calma e la tranquillità, dove staccare dalla frenesia della vita quotidiana. Un’’escursione attraverso gli spettacolari boschi coperti di neve, un po’’ di trekking lungo i sentieri alpini, racchette ai piedi e zaino in spalla, fanno bene al cuore e all’’anima. Sotto il sole o al chiaro di luna per gli appassionati delle escursioni ci sono mille chilometri di percorsi.

La Regione del Gran San Bernardo ha la più grande rete di sentieri per racchette da neve della Svizzera. La natura allo stato puro apre le porte a Verbier. Cento chilometri di percorsi per gli escursionisti e venticinque  per lo sci di fondo tra fontane di ghiaccio, ponti di legno e villaggi pittoreschi. A Leukerbad, da quando l’’escursione sul Gemmi viene proposta anche d’’inverno, lo storico passo ė sempre più affollato di turisti. Da qui si può raggiungere l’’Oberland bernese, dopo aver ammirato il lago Daubensee e aver fatto tappa all’hotel Schwarenbach, costruito nel 1742 come posto di dogana. Per poi ridiscendere con la funicolare di Sunnbüel ob Kandersteg. Quattro ore tra cime e altipiani mozzafiato per poi tornare a valle etuffarsi in uno dei tanti bagni termali.

A Belalp invece il sentiero conduce al ghiacciao dell’’Aletsch e da lì è possibile ammirare anche il Cervino. L’’itinerario panoramico di Moosfluh-Riederfurka è tra i più belli della Svizzera. Il posto ideale dove dimenticare la routine quotidiana e immergersi in un paesaggio che sa di sole, d’azzurro e di neve.

Per chi ama l’aria pura Zermatt è l’’ideale: vietate auto, moto e smog. Si arriva in treno e ci si può spostare soltanto con piccole macchine elettriche. Lungo i sentieri di alta montagna si possono scoprire radici e tradizioni del popolo Walser. A Kandersteg l’’avventura inizia alla stazione della funivia. La cabina corre verso il cielo, accompagnando gli aspiranti camminatori a Sunnbüel. Breve sosta al ristorante sulla vetta e poi via. In marcia nella neve, abbracciati da boschi, valli e altipiani.

 

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