Con un piede in paradiso

Il paese delle tremila chiese

Gotiche, barocche, possenti come fortezze, preziose come uno scrigno: abbazie basiliche, monasteri custodiscono l’anima della Slovenia

La Slovenia è terra di fede. Quasi non c’è villaggio né collina senza una cappella, un altare, un monastero dove raccogliersi in preghiera. Di chiese ce ne sono più di tremila, dall’Adriatico alle Alpi, alle pianure che confinano con l’Ungheria. Gioielli d’arte che custodiscono la storia dell’anima slovena. Per vivere un’esperienza fuori dal comune bisogna entrare nella chiesa di Maria Ausiliatrice a Brezje, suonare la campana dell’isola di Bled e assaggiare i distillati del convento di Pleterje, l’unico fondato dai certosini in questa terra selvaggia e ricchissima.

Sulle montagne di Ptuj s’affaccia  la basilica di Maria Protettrice, considerata, e a ragione, il più bel monumento gotico del Paese. È uno dei santuari più amati e l’afflusso di pellegrini è costante, che piova oppure ci sia il sole. All’interno dell’imponente edificio a tre navate, costruito tra il XIV ed il XV secolo, il fulcro è l’altare con il rilievo in pietra di Maria Protettrice avvolta dal mantello. Rilievo scolpito nel 1410 su cui sono raffigurate ben 82 persone e che fornisce un eccezionale ritratto dei volti di chi viveva in questo angolo di Slovenia seicento anni fa.

Ma il santuario nazionale sloveno è la basilica di Santa Maria Ausiliatrice, a Brezje. Qui avvengono spesso conversioni e, pare, anche miracoli. Del primo, si racconta, ne abbia beneficiato il pittore Leopold Layer: dipinse in carcere la celebre tavola di Maria con Gesù, uno dei simboli dell’adorazione della Madonna in Slovenia, e miracolosamente riuscì ad uscire vivo di prigione. Perciò si crede che l’abbia salvato proprio la Vergine, a cui la basilica è stata consacrata nel 1900 dopo essere stata edificata sulla cappella tirata su dal parroco di Mosnje, Urban Azbe, nel 1800. Siccome si ritiene che pregare in questo luogo sacro produca guarigioni miracolose, la popolarità della basilica è cresciuta nel tempo e ogni anno più di quattrocentomila pellegrini la visitano. Pellegrino d’eccezione, il 17 maggio 1996, fu Papa Giovanni Paolo II. Soltanto tre volte la Sacra immagine è uscita dalla basilica: nel 1935 e nel 2010 per “far da patrona” al congresso eucaristico sloveno e durante la Seconda guerra mondiale, quando venne nascosta nella cattedrale di Lubiana per evitare venisse distrutta dagli eventi bellici.

In mezzo alla pianura del Prekmurje vi sembrerà di scorgere un faro che ha qualcosa a che fare con il Mare Pannonico, che si estendeva su questo territorio milioni di anni fa. È la Chiesa dell’Ascensione di Nostro Signore, con l’inconsueto campanile rotondo. Si può salire in cima per perdersi con lo sguardo nella campagna infinita. L’originale architettura è opera di Jože Plečnik, che iniziò a costruirla nel 1924. A sorprendere è anche l’interno che ricorda le chiese paleocristiane; il soffitto è però ornato di singolari decorazioni in ceramica. Gli abitanti di Bogojina la chiamano la “colomba bianca”.

A Hrastovlje la chiesa della SS. Trinità sembra una fortezza. Alte mura in pietra, torri di guardia. Vennero costruite nel medioevo per difendersi dagli attacchi turchi e uscocchi. All’interno custodisce un piccolo tesoro di pittura murale medievale. Tra iscrizioni glagolitiche e immagini sacre spicca la Danza macabra con il forte messaggio di uguaglianza sociale che sprigiona. L’affresco, lungo sette metri e risalente al 1490, ricorda che davanti alla morte siamo tutti uguali. La chiesa di Hrastovlje è inserita nell’elenco del patrimonio mondiale culturale.

Nella cattedrale di San Nicola, a Lubiana, sono invece il barocco e la pittura illusionistica del soffitto a dominare la scena. La sensazione che le figure siano vive è così forte che vi convincerete di vederle sospese in volo. La cattedrale, costruita tra il 1701 e il 1706, deve molto dello stile ad architetti e maestri italiani. Tra questi Andrea Pozzo e Francesco Robba.

Tra i più antichi luoghi di venerazione in Slovenia vi sono le Svete gore (Montagne sacre), dove già da millenni si rende omaggio a diverse divinità. Vi sono stati rinvenuti santuari celtici, romani e protoslavi. Tra i più antichi edifici cristiani conservati c’è la Cappella di San Giorgio, risalente al IX o X secolo. Al suo interno si trovano un’iscrizione in caratteri che nessuno è mai riuscito a decifrare e un rilievo di un uomo sconosciuto con due sfere. Poco lontano si possono scorgere la Cappella di San Martino, con elementi romano-gotici, e la cappella di San Sebastiano e San Fabiano, con l’altare d’oro è un campanile senza campana, come altre chiese di Svete Gore. Ma il santuario che attira più pellegrini sulle Montagne sacre è la chiesa della Madre di Dio, costruita quando gli Slavi si convertirono al cristianesimo. Nel Duecento Svete Gore viene definito nei documenti “monte Sanctae Mariae”. L’edificio originario è stato più volte ampliato fino a raggiungere nel XIX secolo l’attuale struttura, simile ad una basilica. Dentro tutto, dipinti, statue, iscrizioni, racconta della vita di Maria, la madre di Gesù a cui si rivolgono i pellegrini.

Ad un’altra Maria, la Maddalena, si rivolgono i novelli sposi affinché il matrimonio sia fertile e felice. La statua si trova sull’isola al centro del lago di Bled, di fronte alla chiesa

 

 

 

Certosa di Žiče
La più antica certosa dell’Europa centrale è stata fondata nel XII secolo. Da allora ha conservato la sua incredibile struttura, che per i criteri europei rappresenta uno dei più importanti monumenti della prima architettura certosina. Tra questi, i più imponenti sono i resti della chiesa di San Giovanni Battista con le sue finestre gotiche. Dopo la visita fermatevi nella vicina trattoria Gastuž, la più antica della Slovenia, che offre anche piatti preparati secondo ricette della cucina medievale.

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 Certosa di Pleterje
Sapevate che i monaci certosini vivono in clausura? Ciò significa un distacco totale dal mondo, mentre nel loro mondo possono accedere solo in pochi. Se siete una donna, l’accesso vi sarà sempre negato. Nonostante tutto, fare una passeggiata attorno alle mura del monastero, fondato nel 1403, è un’esperienza davvero speciale. Potrete ammirare l’interno della chiesa gotica e con un po’ di fortuna riuscirete forse ad ascoltare il canto gregoriano dei monaci in latino. Acquistare il loro distillato di pere è d’obbligo prima del vostro ritorno a casa.

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Monastero dei Minoriti di Olimje
Nella storia il simpatico edificio bianco-grigiognolo è stato sia un castello che un monastero. Oggigiorno ci vivono i padri Minoriti, che già da qualche secolo si prendono cura dell’antica farmacia e dell’orto botanico, da cui ricavano diversi prodotti medicinali naturali da offrire ai visitatori. Non perdetevi l’imponente altare barocco nero a tre piani con inserti dorati situato nella chiesa dell’Assunzione di Maria.

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Abbazia di Stična
Il più vecchio e ancora funzionante monastero sloveno è stato fondato nel 1132 e al suo interno è possibile ammirare tracce architettoniche romaniche, gotiche e barocche. Tra le attrattive vi sono il chiostro, la chiesa monastica e il Museo del Cristianesimo in Slovenia. I monaci Cistercensi sono noti per la preparazione di prodotti di erboristeria e per le cure a base di argilla e vi daranno consigli preziosi per la vostra salute.

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